Author Topic: Il pianeta dell'esilio - Introduzione dell'autrice  (Read 75 times)

0 Members and 1 Guest are viewing this topic.

Offline Flavio58

Il pianeta dell'esilio - Introduzione dell'autrice
« Reply #1 on: June 27, 2018, 04:02:10 PM »
Advertisement
Il pianeta dell'esilio - Introduzione dell'autrice

Tutti gli scrittori di fantascienza si sentono chiedere, con magnifica
regolarità: "Da dove nascono le sue idee?". Nessuno di noi sa mai bene cosa
rispondere, a parte Harlan Ellison, che replica con un secco "Schenectady!".


La domanda è diventata una specie di barzelletta e perfino una vignetta del «New
Yorker …

Tutti gli scrittori di fantascienza si sentono chiedere, con magnifica
regolarità: "Da dove nascono le sue idee?". Nessuno di noi sa mai bene cosa
rispondere, a parte Harlan Ellison, che replica con un secco "Schenectady!".


La domanda è diventata una specie di barzelletta e perfino una vignetta del «New
Yorker»; eppure, di solito è posta con sincerità, perfino con bramosia; di certo
non vuole essere una domanda stupida. Il problema, il motivo per cui
"Schenectady" è l'unica risposta possibile, è che non è la domanda giusta. E
alle domande sbagliate non ci sono risposte giuste, come testimoniano le opere
di coloro che tentavano di scoprire le proprietà del flogisto. A volte si tratta
semplicemente di una formulazione imprecisa; questo è ciò che chi pone la
domanda vuole davvero sapere: "La scienza nella sia fantascienza deriva dal
leggere o conoscere la scienza?". (Risposta: sì.) Oppure: "Capita mai che gli
scrittori di fantascienza si rubino le idee a vicenda?". (Risposta:
continuamente.) Oppure ancora: "L'azione nei suoi libri deriva dal fatto che lei
ha vissuto in prima persona tutte le esperienze dei suoi protagonisti?".
(Risposta: Dio me ne scampi!) Ma a volte gli interroganti non riescono a essere
specifici; divagano e passano ai be', tipo, insomma... e a quel punto sospetto
che ciò a cui davvero mirino sia qualcosa di complesso, difficile e importante:
cercano di capire l'immaginazione come funziona, come un artista la usi o ne sia
usato. Sappiamo così poco sull'immaginazione che non riusciamo neppure a porre
le domande giuste in proposito, figuriamoci dare le risposte giuste. Le sorgenti
della creazione rimangono un mistero anche per la più saggia fra le psicologie,
e spesso un artista è l'ultima persona in grado di dire alcunché di
comprensibile sul processo della creazione. Benché nessun altro abbia mai detto
molto, la cosa ha un suo senso. Credo che il miglior posto da cui cominciare sia
proprio Schenectady, leggendo Keats.


In anni recenti, mi sento sempre rivolgere (si tratta solo di me, in questo
caso) anche una seconda domanda. E cioè: "Perché scrive così tanto di uomini?".


Non è una domanda stupida, questa. E non è nemmeno una domanda sbagliata, per
niente, benché a volte contenga un preconcetto che rende difficile dare una
risposta diretta. Nei miei libri e nelle mie storie le donne ci sono, e spesso
sono le protagoniste o incarnano il punto di vista principale; e così, quando
qualcuno mi chiede "Perché scrive sempre di uomini?", rispondo "Non è vero", e
lo dico con una certa stizza, perché la domanda così formulata è sia accusatoria
che imprecisa. Posso mandar giù piccole dosi di accusa o imprecisione, ma la
combinazione mi riesce letale.


Ma, di nuovo, a prescindere dalla sua formulazione, ciò che questa domanda porta
con sé è una preoccupazione concreta e pressante. Una risposta leggera è odiosa,
una breve, impossibile.


Il pianeta dell'esilio è stato scritto tra il 1963 e il 1964, prima che il
femminismo si risvegliasse dalla sua paralisi trentennale. Il libro mostra il
modo in cui, ai primi tempi, gestivo i personaggi maschili e femminili - un modo
"naturale" (cioè felicemente integrato), ancora lontano dal risveglio e abituato
all'inconsapevolezza in cui ero stata cresciuta. A quei tempi, potevo dire in
perfetta buona fede, e di sicuro anche con compiacimento, che semplicemente non
mi interessava che i miei personaggi fossero maschi o femmine, l'importante era
che fossero umani. Perché diamine una donna dovrebbe scrivere solo di donne? Non
avevo autoconsapevolezza e non mi sentivo obbligata in alcun modo, quindi ero
sicura di me, poco portata agli esperimenti e soddisfatta nella mia
convenzionalità.


La storia comincia con Rolery, ma presto il punto di vista passa a Jakob e poi a
Wold, quindi torna a Rolery e poi cambia di nuovo: è una storia a focalizzazione
interna multipla. Gli uomini sono più apertamente attivi e molto più eloquenti.
Rolery, una giovane donna inesperta che proviene da una cultura rigidamente
tradizionale e patriarcale, non combatte, non prende l'iniziativa in campo
sessuale, né diviene leader sociale o assume qualunque altro ruolo che possa
essere etichettato come "maschile", nella sua cultura come nella nostra del
1964. Ciononostante, Rolery è una ribelle, tanto dal punto di vista sociale
quanto da quello sessuale. Benché il suo comportamento non sia aggressivo, il
suo desiderio di libertà la conduce a rompere bruscamente con il proprio
sostrato culturale: unendosi a un essere alieno, si sottopone a una
trasformazione integrale. Sceglie l'Altro. Questa piccola ribellione
individuale, che giunge in un momento cruciale, innesca una serie di eventi che
porteranno al completo cambiamento e alla riedificazione di due culture e
società.


Jakob è l'eroe, attivo, eloquente, tutto preso tra combattere con valore e
governare con zelo, ma il motore centrale degli eventi del libro, chi sceglie,
all'atto pratico è Rolery. Ho incontrato il taoismo prima del femminismo
moderno. Dove alcuni vedono solo un Eroe dominante e una Piccola Donna passiva,
io vedevo, e vedo tuttora, lo spreco e la futilità connaturate all'aggressività,
e la profonda efficacia del wu wei, "agire tramite il non agire".


Tutto giusto; ma resta il fatto che, in questo libro, come nella maggior parte
degli altri miei romanzi, è agli uomini che spetta il grosso dell'azione, in
tutti i sensi del termine, e di conseguenza sono loro a essere più spesso sotto
i riflettori. "Non mi interessava" che il mio protagonista fosse maschio o
femmina: dalla spensieratezza alla noncuranza il passo è colpevolmente breve.
Gli uomini prendono il sopravvento.


Perché glielo permettiamo? Be', è sempre stato tanto più facile parlare di
uomini che fanno cose, dal momento che la stragrande maggioranza dei libri che
parlano di gente che fa cose parla appunto di uomini, ed è la nostra tradizione
letteraria... e perché, da donna, è probabile che non si abbia poi tutta questa
esperienza in fatto di combattere, stuprare, governare eccetera, ma si è notato
che sono gli uomini a occuparsene... e perché, come ha osservato Virginia Woolf,
la prosa inglese non è adatta a descrivere l'essere e l'agire femminile, a meno
che in certa misura non la si reinventi da zero. È difficile prendere le
distanze dalla tradizione, è difficile inventare, è difficile reinventare la
propria lingua madre. Si svicola e si sceglie la strada più semplice. Nulla può
spingerci ad andare controcorrente, a scegliere la strada più difficile, se non
una coscienza profondamente scossa, e con ogni probabilità arrabbiata.


Ma la coscienza deve essere arrabbiata. Se si sforza di arrivare alla rabbia
con la ragione, produce solo senso di colpa, che soffoca le sorgenti della
creazione ai primi zampilli.


Sono spesso molto arrabbiata, in quanto donna. Ma la mia rabbia femminista è
solo una componente, una parte della furia e della paura che mi assalgono
quando guardo a ciò che tutti ci stiamo facendo l'un l'altro, alla terra, e alla
speranza di libertà e di vita. Ancora oggi "non mi interessa" che qualcuno sia
maschio o femmina, quando tutti sono nostri simili e nostri figli. Davanti a un
innocente imprigionato ingiustamente, dovrei preoccuparmi del suo sesso? Davanti
a un bambino che muore di fame, dovrei preoccuparmi del suo sesso?


Certe femministe radicali rispondono che sì, dovrei. Partendo dal presupposto
che l'ingiustizia sessuale sia alla base di ogni ingiustizia, sfruttamento e
sopraffazione cieca, è una posizione solida. Io non posso accettare il
presupposto, e dunque non posso agire su queste basi. Se mi sforzassi di farlo,
dal momento che io agisco tramite la scrittura, scriverei male e in modo
disonesto. Dovrei forse sacrificare l'ideale di verità e bellezza a vantaggio di
un principio ideologico?


Di nuovo, una femminista radicale potrebbe rispondere che sì, dovrei. Benché a
volte quella risposta coincida con la voce del Censore, mossa puramente
dall'oscurantismo fanatico o autoritario, non sempre è così: potrebbe parlare in
nome dell'ideale stesso. Per costruire il nuovo, è necessario fare tabula rasa
del vecchio. La generazione cui tocca fare tabula rasa si ritrova sulle spalle
tutto il dolore della distruzione e ben poco della gioia della creazione. Il
coraggio di accettare questo compito insieme all'ingratitudine e all'infamia che
lo accompagnano non sarà mai lodato abbastanza.


Ma questo coraggio non può essere imposto o simulato. Nel primo caso, porta solo
al rancore e all'autodistruttività, nel secondo porta al Feminist Chic,
discendente diretto del Radical Chic. Un conto è sacrificare l'appagamento al
servizio di un ideale; un altro è soffocare il pensiero lucido e il sentire
autentico al servizio di un'ideologia. Un'ideologia è preziosa solo nella misura
in cui vi si ricorre per rafforzare la lucidità e l'autenticità del pensiero e
del sentire.


E da questo punto di vista, l'ideologia femminista è stata immensamente preziosa
per me. Ha costretto me e ogni altra donna pensante di questa generazione a
conoscere meglio noi stesse: a distinguere, spesso con grande dolore, ciò che
davvero pensiamo e crediamo delle facili "verità" e dai "fatti" che ci sono
stati (subliminalmente) insegnati circa l'essere maschi, l'essere femmine, i
ruoli sessuali, la fisiologia e la psicologia femminili, ;a responsabilità
sessuale eccetera. Fin troppo spesso ci siamo accorte che non avevamo alcuna
opzione o convinzione davvero nostra, ma che avevamo introiettato i dogmi della
nostra società; e così, ecco giunto il momento di scoprire, inventare, creare le
nostre verità, i nostri valori, noi stesse.


Questa riedificazione del sé femminile è una liberazione e un sollievo per
coloro che vogliono e necessitano di un sostegno di gruppo, o il cui essere
donne è stato sistematicamente offeso, degradato, sfruttato durante l'infanzia,
il matrimonio, sul lavoro. Per altre come me, per le quali il gruppo di pari non
rappresenta una casa e che non sono state alienate dal loro essere donne, questo
lavoro d'indagine di sé non è facile. "Mi piacciono le donne, mi piace come sono
io, perché agitare le acque?", "Non mi interessa se sono uomini o donne...",
"Perché diamine una donna dovrebbe scrivere solo di donne?". Sono tutte domande
valide; nessuna ha una risposta facile; ma tutte devono, adesso, essere poste
e trovare risposta. Un'attivista politica può basare le proprie risposte
sull'ideologia del suo movimento nel dato frangente, ma un'artista deve trovarle
scavando in se stessa, e continuare a scavare finché non è sicura di essere
arrivata il più vicino possibile alla verità.


Io continuo a scavare. Uso gli strumenti del femminismo, e cerco di capire cosa
mi fa lavorare e come lavoro, così da non lavorare più nell'ignoranza o
nell'irresponsabilità. Non è né rapido, né indolore; si avanza a tentoni nel
buio del corpo e della mente - un viaggio  molto lungo da Schenectady. Quanto
poco sappiamo davvero di noi stessi, donne o uomini!


Ecco, una delle cose che credo di aver recuperato dai miei scavi è questa: la
"persona" di cui tendo a scrivere spesso non è esattamente o non è totalmente né
un uomo né una donna. A livello superficiale, ciò significa che gli stereotipi
sessuali sono in gran parte neutralizzati (gli uomini non sono predatori
libidinosi e le donne non sono straordinarie bellezze), e il sesso in sé è
visto più come una relazione che conta come atto. Il sesso serve
principalmente a definire il genere, e l'etichetta "uomo" o "donna" non
esaurisce il genere dell'individuo, né vi si avvicina a sufficienza. Di certo,
tanto il sesso quanto il genere sembrano utilizzati per definire il significato
di "persona" o di "sé". Una volta, agli inizi del mio risveglio, ho chiuso
questa relazione in una persona unica, un androgino. Ma più spesso essa appare
nella sua veste più convenzionale e manifesta - una coppia. Entrambi in uno, o
due a formare un intero. Non c'è yin senza yang, né yang senza yin. Mi è stato
chiesto una volta quale fosse, a mio parere, il tema costante, centrale del mio
lavoro, e ho risposto d'impulso: "Il matrimonio".


Non ho ancora scritto un libro degno di quel tema formidabile (e incredibilmente
fuori moda). Ancora non ho neppure capito cosa intendessi con quella risposta.
Ma rileggendo questa tranquilla storia d'avventura dei miei inizi, credo che il
tema ci sia - non chiaro, non forte, ma le tracce si incamminano in quella
direzione. "E andato che capisco dove devo andare."


Ursula K. Le Guin,  maggio 1977


Source: Il pianeta dell'esilio - Introduzione dell'autrice


Consulente in Informatica dal 1984

Software automazione, progettazione elettronica, computer vision, intelligenza artificiale, IoT, sicurezza informatica, tecnologie di sicurezza militare, SIGINT. 

Facebook:https://www.facebook.com/flaviobernardotti58
Twitter : https://www.twitter.com/Flavio58

Cell:  +39 366 3416556

f.bernardotti@deeplearningitalia.eu

#deeplearning #computervision #embeddedboard #iot #ai

 

Related Topics

  Subject / Started by Replies Last post
0 Replies
107 Views
Last post May 07, 2018, 07:12:13 PM
by Flavio58
0 Replies
129 Views
Last post May 07, 2018, 07:12:13 PM
by Flavio58
0 Replies
136 Views
Last post June 27, 2018, 04:02:10 PM
by Flavio58
0 Replies
106 Views
Last post June 27, 2018, 04:02:49 PM
by Flavio58
0 Replies
106 Views
Last post June 28, 2018, 12:11:25 PM
by Flavio58

Sitemap 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226 227 228 229 230 231 232 233 234 235 236 237 238 239 240 241 242 243 244 245 246 247 248 249 250 251 252 253 254 255 256 257 258 259 260 261 262 263 264 265 266 267 268 269 270 271 272 273 274 275 276 277 278 279 280 281 282 283 284 285 286 287 288 289 290 291 292 293 294 295 296 297 298 299 300 301 302 303 304 305 306 307 308 309 310 311 312 313 314 315 316 317 318 319 320 321 322 323 324 325 326