Author Topic: La posizione dei primitivisti verso la scienza  (Read 141 times)

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Offline Flavio58

La posizione dei primitivisti verso la scienza
« Reply #1 on: June 28, 2018, 12:02:51 AM »
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La posizione dei primitivisti verso la scienza

Questo articolo nasce in seguito a delle discussioni ed un approfondimento personale sull'argomento. Ho visto diversi primitivisti usare in modo ambiguo il termine "scienza", ed affermare che essa e le tecniche che derivano dalla sua applicazione pratica, sono intrinsecamente corrotte quando è un sistema capitalistico a produrle e perciò non …

Questo articolo nasce in seguito a delle discussioni ed un approfondimento personale sull'argomento. Ho visto diversi primitivisti usare in modo ambiguo il termine "scienza", ed affermare che essa e le tecniche che derivano dalla sua applicazione pratica, sono intrinsecamente corrotte quando è un sistema capitalistico a produrle e perciò non possono che portare a corruzione e soprusi. Dato che questa ambiguità non mi piace e rende difficile un discorso onesto sulla questione, preferisco separare la scienza intesa come metodo d'indagine e quella indicante l'insieme delle conoscenze ottenute mediante metodo scientifico. Mentre la tecnica è l'applicazione pratica di esse e la tecnologia l'insieme delle tecniche di un particolare ambito. Per capirsi meglio, è necessario utilizzare lo stesso vocabolario.


Scienza come metodo


Il metodo scientifico è uno strumento cognitivo d'indagine che permette di filtrare ciò che può portare ad una maggior conoscenza da ciò che non lo può fare. Aiuta ad essere vigili rispetto ad idee dogmatiche che rischiano di intrappolare il nostro pensiero in un circolo di auto-conferme nel quale ogni confutazione può venire scartata impedendoci di accorgerci dei nostri errori. Se il primitivismo rifiuta la scienza anche come metodo, mi chiedo quali strumenti offra per assicurarsi di non trovarsi intrappolato in idee dogmatiche, ed anzi, al contrario, avere una libertà di pensiero maggiore rispetto a chi segue il metodo scientifico. Ho avuto l'impressione che nel dibattito su cosa sia la scienza, essi identifichino il metodo unicamente con il positivismo, rifiutino le analisi di Popper e Kuhn per abbracciare in modo distorto le idee di Feyerabend, che pose delle intelligenti critiche al metodo ed alla corrente falsificazionista evidenziando come sia estremamente difficile definire razionalmente cosa sia il metodo e che, in molti casi, il progresso della conoscenza e le rivoluzioni scientifiche sono avvenute anche tramite metodi poco ortodossi spesso dipendenti dal periodo storico e culturale. Bisogna però fare attenzione alle conclusioni a cui si arriva da queste premesse. Mi viene in mente un parallelo con Bertrand Russell: immaginate che tutti gli studiosi logici e matematici, nel momento in cui Russell aveva ideato il paradosso del barbiere, invece di cercare di capire come fosse possibile che una proposizione ricorsiva mettesse in crisi quella che sembrava una solidissima disciplina, avessero alzato le mani esclamando "non esiste più la logica!". Non avremmo avuto Kurt Gödel, che con i suoi teoremi sull'incompletezza scoprì delle caratteristiche fondamentali, non solo della matematica e della logica, ma di qualsiasi linguaggio formale sufficientemente completo. Forse i primitivisti sarebbero soddisfatti, perché questo avrebbe bloccato anche la - o meglio, ritardato l'inevitabile - scienza informatica. Ritengo quindi che, in mancanza di alternative migliori, il metodo scientifico sia un ottimo strumento cognitivo che permette, non solo di valutare la qualità delle conoscenze e delle idee su cui si indaga, ma anche di fare una buona analisi di ciò che si ritiene di conoscere e delle proprie ipotesi e teorie. È uno strumento liberatorio e collaborativo, dal momento che ci permette di essere critici verso qualsiasi dogma ed imposizione dall'alto e di poterlo fare al di fuori della soggettività individuale.


Scienza come conoscenza


Riguardo all'affermazione che la scienza e le tecniche che derivano dalla sua applicazione pratica, siano intrinsecamente corrotte quando è un sistema capitalistico a produrle, portando come esempi delle applicazioni pratiche di conoscenze scientifiche utilizzate per controllare, reprimere e mantenere lo status quo gerarchico, bisogna osservare che, seppur la scienza venga usata anche a scopi repressivi e per mantenere ben salde delle posizioni di potere e dominio, questo non significa necessariamente che abbia inclinazioni repressive e di dominio. Affermarlo è una fallacia logica d'induzione, una generalizzazione indebita, come scritto sopra. Scienza è la conoscenza di ciò che ci circonda, anche se talvolta non esprimibile direttamente. Quanto appena scritto non significa sostenere l'idea di una completa neutralità dei concetti e degli strumenti, che al contrario, possono avere tendenze ed inclinazioni. Si pensi agli armamenti. Alcuni strumenti sono eticamente neutrali, altri no.

Vado nel particolare riguardo agli studi scientifici sulla genetica o sulle cure per le malattie, dato che vengono spesso citati, facendo paragoni con l'eugenetica allo scopo di fare un chiaro richiamo retorico agli esperimenti nazisti. A parte la velata reductio da Hitlerum, farei notare che c'è una notevole differenza tra il voler cercare di creare una sorta di razza perfetta a danno e sofferenza degli individui (umani, non umani, pochi, molti che siano) e desiderare che una terapia genetica embrionale possa evitare al figlio di contrarre una probabilissima distrofia muscolare o qualche altra malattia molto grave che gli farebbe passare una vita di sofferenza e dipendenza da cure e farmaci. Inoltre, volendo continuare ad applicare indebitamente l'analogia con l'eugenetica, bisognerebbe chiedersi se, quando si hanno le conoscenze per curare e prevenire mali, ma si sceglie di non applicarle lasciando che sia la natura a selezionare chi può vivere, non si stia utilizzando comunque una forma passiva di eugenetica. Rifiutare d'intervenire nonostante la presenza di conoscenze e la possibilità di farlo, rende la passività un'altra forma d'azione che, conseguentemente, ci vede altrettanto coinvolti e colpevoli. Mi spiego meglio: dal momento in cui so che esistono più possibilità d'azione rispetto ad una situazione che potrebbe causare sofferenza e scelgo di non agire, la mia passività è comunque un'azione di scelta che va a preferire il criterio di selezione naturale all'intervento medico, perché il primo meglio si confà ai miei ideali. Quindi, se l'intervento medico di prevenzione tramite le tecniche genetiche dev'essere definito eugenetica, anche la mia scelta di non intervenire dev'essere definita tale.

Inoltre, la ricerca genetica, che i primitivisti definiscono eugenetica, è la stessa che, ad esempio, ha permesso di poter confutare completamente la pseudo scientifica teoria della razza.

Come ci si può mantenere alla larga da qualsiasi conoscenza, in modo da essere realmente non coinvolti, passivi e quindi assolti? Vivendo il più possibile isolati da qualsiasi contatto con essa, oppure agendo in modo autoritario per bloccarne a tutti l'acquisizione? Questo non porterebbe forse ad una china oscurantista ed una società tutt'altro che libera? Non mi risulta che l'ignoranza, l'oscurantismo e le imposizioni autoritarie abbiano mai portato maggiori libertà, al contrario di quanto potrebbe affermare uno slogan da distopia orwelliana.


Ricapitolando


Condivido diverse critiche riguardo a come viene prodotta la conoscenza ed all'applicazione pratica che spesso ne viene fatta, ma per citare un argomento che ho sentito usare, mi rendo conto che lo stesso metodo scientifico che viene utilizzato per la sperimentazione di farmaci sugli animali per la fabbricazione di medicinali che intervengono a malattia già contratta o per le future terapie generiche o sulle cellule staminali, è anche alla base dei numerosi studi sull'alimentazione effettuati su gruppi di soggetti umani che hanno portato a comprendere che una dieta completamente vegetale, che eviti qualsiasi prodotto di origine animale, può prevenire l'insorgere di diabete, tumori e malattie cardiovascolari, rendendo potenzialmente non necessario, l'utilizzo di quei farmaci prodotti mediante test su animali. Questo getta le basi di conoscenza che potranno permettere a sempre più persone di uscire dall'ignoranza e dai pregiudizi che ora stanno indirettamente causando la sofferenza e la morte di miliardi di animali in allevamenti e laboratori... quelli della tanto citata "megamacchina che macina milioni di corpi", oltre a prevenire problemi salutari. Quindi, non ha senso fare generalizzazioni e gli aneddoti vanno sempre contestualizzati.

È vero che i gruppi capitalisti e gli stati si sono appropriati dei maggiori punti di ricerca e produzione e fanno produrre loro ciò che è più utile al capitale, ma ciò non significa che la scienza e la tecnologia siano intrinsecamente a favore del capitale, quanto piuttosto che la ricerca scientifica è vittima ed ostaggio di esso. È il ripetersi del solito meccanismo per il quale chi ha già potere in un campo mira ad estenderlo anche in altri, usando tutti i mezzi a propria disposizione. Dimostra che proprio gli ambienti capitalisti ed autoritari non sono i migliori ambienti in cui sviluppare una libera ricerca scientifica e che la scienza stessa è vittima, e non parte costituente, di questi grossi problemi sociologici. Ciò che il capitale produce può anche essere utilizzato contro di esso. Quasi quattro decenni di movimenti hacker e del software libero sono qua a testimoniarlo.


La scienza, come conoscenza e la scienza come strumento d'indagine, non possono che portare con se anche delle caratteristiche liberatorie. Solo la conoscenza ci può portare ad una maggior comprensione (etimo: prendere insieme, abbracciare con la mente) dell'universo e tutti gli esseri senzienti: animali umani, non umani ed i possibili futuri esseri artificiali. Inoltre, è con una maggiore e più profonda conoscenza dell'altro, che posso sviluppare verso di esso maggior empatia, non con il contrario. La scienza può venire sviluppata al meglio in un ambiente anarchico, col quale ne condivide le fondamentali caratteristiche di rifiuto dell'autorità e dei dogmi, di costante messa in discussione di se stessa, ed è completamente compatibile con il processo decisionale mediante consenso.

Per quanto ne possano pensare i primitivisti ed i detrattori della ricerca scientifica, la scienza, la tecnica che deriva dalla sua applicazione pratica e l'anarchismo, sono fatti gli uni per gli altri.

Se decidessi di ritirarmi dalla scienza e dalla tecnologia assieme ai pochi che condividono i miei ideali di ritorno alla natura selvaggia, non sarei responsabile di non aver fatto nulla per quelli che non possono scegliere di sottrarvisi? Scienza e tecnologia vengono continuamente sviluppate indipendentemente dalla nostra volontà. Viviamo in un sistema complesso. Chi sta approfittando di queste conoscenze per opprimere la gente, non smetterà per un senso di sportività nei nostri confronti, ma continuerà a farlo a danno di chiunque non possa o non voglia sottrarsi. Se sentiamo responsabilità verso di tutti, dobbiamo agire studiando, imparando e creando strumenti per difenderci ed avvantaggiarci rispetto a chi li usa contro il bene comune.


Alcune di queste riflessioni sono nate anche dopo la lettura dei vari articoli su Umanità Nova sull'argomento transumanesimo.


Source: La posizione dei primitivisti verso la scienza


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